MIGRANTI NEOARRIVATI IN ITALIA, A SALIRE IN CATTEDRA SONO GLI IMMIGRATI DI SECONDA GENERAZIONE
Noi PEER Voi / Un coetaneo della stessa nazionalità diventa mediatore culturale
MIGRANTI NEOARRIVATI IN ITALIA, A SALIRE IN CATTEDRA SONO GLI IMMIGRATI DI SECONDA GENERAZIONE
Allo ‘Scarpellini’ di Foligno decolla il peer tutoring per gli stranieri

Condividono la stessa palestra, gli stessi corridoi, non necessariamente la stessa aula. Hanno le stesse ansie da interrogazione e lo stesso bisogno di rilasciare la tensione durante la ricreazione. Sono entrambi stranieri e hanno grosso modo la stessa età, solo che uno è un immigrato di seconda generazione, parla benissimo l’italiano ed è perfettamente integrato nel tessuto sociale cittadino e nella comunità scolastica, l’altro, della stessa nazionalità del primo, è arrivato in Italia da meno di due anni, non parla l’Italiano e ha gravi fragilità relazionali. C’è però, tra i due, un terreno d’incontro, ed è la loro lingua d’origine, a partire dalla quale l’Istituto Tecnico Economico Aeronautico ‘F. Scarpellini’ di Foligno ha costruito un progetto, dal titolo ‘Noi PEER Voi’, destinato a quegli studenti che il Ministero dell’Istruzione e del Merito definisce Nai, acronimo che sta per Neo Arrivati in Italia. La formula è semplice: assegnare ad ogni studente di recente immigrazione un peer tutor, ovvero un connazionale, più o meno della stessa età, che proprio come un autentico mediatore culturale, ha il compito di accompagnarlo nel suo percorso di inclusione. La coppia tutor-tutee, quella formata da uno studente non italofono giunto in Italia da meno di ventiquattro mesi e da uno studente che in Italia ci vive da sempre e magari c’è perfino nato, favorisce le competenze trasversali di entrambi che, provenendo da background migratori simili, possono comprendersi più e meglio degli altri. Ecco allora che lo studente tutor accompagnerà il suo amico a visitare gli spazi della scuola, si occuperà della sua socializzazione, presentandolo ai vari gruppi del contesto scolastico, comunicherà agli insegnanti le sue esigenze didattiche. Un supporto vero, non solo per una prima alfabetizzazione, ai fini dell’apprendimento della lingua italiana L2, ma vòlto a un autentico inserimento nella comunità scolastica. Si tratta di un’iniziativa – spiega la professoressa Alessandra Cristofani, coordinatrice e referente del progetto - che intende fornire una risposta alle diffuse condizioni di vulnerabilità degli studenti migranti che hanno interrotto in patria il proprio percorso formativo, anche a causa di vissuti traumatici legati alla fuga dai conflitti, e il cui inserimento a scuola, in un luogo lontano dalle proprie radici, richiede non solo misure di facilitazione linguistica ma anche strategie di supporto interculturale come, appunto, il mentoring tra pari che possiedono lo stesso background culturale”. “Lo sradicamento neoarrivati in Italia – aggiunge in proposito la preside Federica Ferretti - può generare smarrimento e preludere a difficoltà di apprendimento, frequenza irregolare e rischio di precoce abbandono”. “Per questo motivo – continua la dirigente scolastica – la scuola ha attivato un progetto mirato all’abbattimento della barriera linguistica, causa prima della marginalizzazione degli stranieri, grazie all’intervento di un pari che, attraverso una comunicazione informale e spontanea, stabilisce un rapporto di fiducia con lo studente che necessita di supporto”. Il vantaggio è reciproco: “Le attività di educazione interculturale effettuate dallo studente tutor avranno una diretta ricaduta sul suo voto di condotta e su quello di educazione civica (oltre che, nel caso di alunni del triennio, sul sistema dei crediti) mentre lo studente tutee beneficerà di un graduale percorso di adattamento”, conclude la preside.

